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Arch. Giovanna Mar

Arch. Giovanna Mar

Giovanna Mar, architetto, è libera professionista dal 1997e titolare dello studio Architetti Mar, ed è stata dal 2008 al 2022 docente a contratto presso lo IUAV. Con lo studio svolge attività di progettazione architettonica ed integrata in ambiti trasversali che riguardano non solo strutture ospedaliere e strutture sociosanitarie di prossimità ma anche campus universitari, musei e sedi aziendali, in Italia e all’estero.

2.8 LABORATORIO DI TESI

IL SAPERE DELL’ARCHITETTO NELLA PROGETTAZIONE SANITARIA

Laboratorio di Tesi 1, 2, 3 (15h)

CURA DELLA CITTA’: La struttura sanitaria come fattore di riqualificazione urbana

Abstract
L’ospedale ha rappresentato, nel corso della storia, uno degli edifici più complessi e carichi di significato nel panorama dell’architettura urbana. Lungi dall’essere una semplice infrastruttura tecnica dedicata alla cura, esso ha intrattenuto con la città un rapporto dialettico in continua evoluzione, oscillando tra autonomia e integrazione, tra isolamento e permeabilità. La domanda fondamentale che guida questa riflessione — se l’ospedale sia un oggetto autonomo o un frammento della città — costituisce la chiave interpretativa attraverso cui leggere l’intera traiettoria tipologica dell’architettura ospedaliera. L’evoluzione storica delle tipologie ospedaliere, dal modello claustrale medievale al padiglionare igienista, dal monoblocco razionalista al mat-building, fino alle configurazioni contemporanee a campus sanitario, rivela una tensione costante tra efficienza funzionale e qualità urbana. Ogni stagione tipologica ha risposto a imperativi medici, sociali e tecnologici differenti, ridefinendo di volta in volta il rapporto tra edificio e contesto, tra spazio interno e spazio pubblico. L’acqua costituisce inoltre una delle dimensioni più persistenti e multivalenti di questa storia: risorsa igienica e logistica nell’antichità, agente terapeutico nei sanatori marittimi ottocenteschi, elemento biofílico e paesaggistico nel progetto contemporaneo. La sua presenza ha orientato localizzazioni, configurazioni formali e qualità dell’esperienza del paziente. Nell’ospedale contemporaneo, la città entra letteralmente nell’edificio: strade interne, piazze, usi misti e flussi differenziati replicano la complessità urbana all’interno della struttura sanitaria, trasformandola da enclave chiusa a infrastruttura metropolitana aperta, permeabile e generatrice di urbanità.

Parole Chiave
Tipologia ospedaliera, Integrazione urbana, Permeabilità, Infrastruttura metropolitana


Lezione 1

Un progetto di un modello innovativo e sperimentale di accoglienza socio-assistenziale: iI Campus solidale e il centro Don Vecchi 5

Abstract
Il Centro Don Vecchi 5 a Mestre, iniziativa socio-assistenziale promossa dalla Fondazione Carpinetum, nasce come struttura residenziale specificamente rivolta ad anziani in iniziale perdita di autonomia. Questo progetto non si configura come un episodio isolato, ma come l’elemento generatore di un ampio “Campus Solidale”. Se il lotto 5 risponde ai bisogni della terza età, i successivi lotti 6 e 7 si rivolgono a fruitori differenti, tra cui padri divorziati e giovani coppie, concretizzando un’integrazione intergenerazionale e sociale, necessaria per superare le nuove fragilità urbane. Nel caso del Don Vecchi 5 la ricerca progettuale è stata scandita dalla precisa volontà di superare le maggiori criticità che insorgono in età avanzata, non solo legate alla mobilità ma anche a problemi di natura psicologica e relazionale. Il progetto ha, quindi, optato per alcune scelte radicali. Tra le più significative quella dell’organizzazione spaziale, che supera la logica rigida dell’edificio lineare, utilizzando un impianto progettuale più articolato, scandito da corti interne, luoghi aperti ma protetti, in costante relazione con gli spazi comuni chiusi. Questa alternanza strategica è concepita per moltiplicare i luoghi di aggregazione spontanea e condivisione quotidiana, creando continue occasioni volte ad annullare il senso di solitudine e l’isolamento emotivo che segnano l’ultima fase della vita delle persone anziane. Sempre con l’obiettivo di salvaguardare la dignità e l’autonomia dei residenti, il modello propone un paradigma innovativo di ospitalità: gli alloggi si innestano su corridoi interni ampi e luminosi, scanditi da spazi di sosta attrezzati con sedute, concepiti come piazze e vie urbane arricchite, dalla presenza di diversi servizi quali bar, ristorazione, ambulatorio medico, parrucchiere ecc. Infine, l’elevata efficienza energetica dell’involucro edilizio riduce le spese vive di gestione, permettendo l’autosostenibilità della formula dello ” Affitto Zero”, cardine dell’accoglienza di questi centri solidali voluti dalla Fondazione Carpinetum.

Parole Chiave
Aggregazione e solidarietà, cura, spazi inclusivi, la città nell’edificio.


Bibliografia / Testi consigliati

  1. S. Polci, Condivisione Residenziale, Roma, Carrocci Editore; 2013,
  2. F. Iulario, R. Prandini,( a cura di), Le Rsa oltre le riforme, comunità innovazione e il futuro della cura, Milano, Franco Angeli Edizioni, 2026
  3. C. Costanzi, A. D’innocenzo, M. Fumagalli, V. Giandelli (a cura di), Progettare, ristrutturare e riqualificare le RSA, Bologna, Maggioli Editore, 2024
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